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Il miglior agente segreto
della Germania Orientale.
L’uomo senza volto che gestiva una rete di quattromila 007, che fece
cadere Willy Brandt e sorvegliare il cancelliere Adenauer, è morto nel
sonno nella sua casa a Berlino il 9 novembre 2006.
Markus Wolf, in arte “Mischa”,aveva 83 anni, lascia un’eredità di
misteri ed un’autobiografia “Memorie di una spia”.
Nato il 19 gennaio del 1923 a Hechingen, figlio di un medico ebreo,
comunista e militante antinazista che agli inizi degli Anni ’30 si
trasferisce a Mosca, si fa notare subito dai quadri dirigenti che lo
mandano a studiare ingegnerie aeronautica e gli risparmiano il fronte,
affidandogli la propaganda bellica su Radio Mosca.
Al termine della guerra viene mandato a Berlino e sotto copertura, nelle
vesti di giornalista, segue il processo di Norimberga.
I sovietici gli affidano compiti sempre più delicati in Polonia e in
Cecoslovacchia.
Dopo un tirocinio di due anni, torna a Mosca per poi stabilirsi
definitivamente a Berlino Est, in qualità di agente segreto al servizio
del Ministero per la Sicurezza dello Stato che altro non è che la Stasi
di Erich Mielke.
Crea la divisione di intelligence internazionale e dal 1958 ne è alla
direzione.
All’improvviso nel 1987 lascia la direzione: destituito per la troppa
confidenza con il generale Kessler, ministro della Difesa? Dimissioni
per sfiducia del regime?
Non si saprà mai; ed anche questo si aggiunge ai suoi molteplici
segreti.
A lui è affidata per trent’anni una rete di quattromila 007; inventa
nuovi metodi spionaggio, ad esempio gli “agenti Romeo”, il cui compito è
quello di sedurre le donne in posizione strategica per poter strappare
segreti di Stato, o i finti bambini nazisti che tornano a cercare la
madre.
Il suo capolavoro è l’agente Guillaume che arriva a diventare l’ombra di
Willy Brandt.
Quando sarà scoperto, lo scandalo sarà tale da costringere il
cancelliere a dimettersi.
Wolf nella sua biografia dirà:
”E’ stato un grosso errore, la peggior sconfitta”.
Wolf è la leggenda della guerra fredda, l’uomo degli scambi di spie sul
ponte di Glenicke.
Alla fine degli anni ’80 cerca di diventare primo ministro della Ddr.
La prima volta che si presenta al pubblico sulla Alexanderplatz, i
duecentomila scesi in piazza per protesta contro il regime restano
allibiti.
L’uomo della Stasi che marcia contro Honecker? Viene fischiato e la sua
avventura politica è già finita prima di iniziare, si ritira così a vita
privata.
Alla caduta del Muro, i servizi segreti tedesco-federali gli danno la
caccia e lui ripara prima in Austria e poi in Unione Sovietica.
Anche lì non è più “persona gradita” e nel 1991 ritorna in Germania.
Viene arrestato nel 1993 e processato per spionaggio e tradimento, si
rifiuta di fare i nomi dei suoi agenti e viene condannato a sei anni.
Tuttavia la Corte Suprema rovescia la sentenza in quanto ha agito “su
incarico di uno Stato sovrano”.
Un altro processo, nel 1997, lo vede imputato del rapimento di tre
persone, viene condannato a due anni, ma la pena è sospesa.
Intanto esce la sua autobiografia, si concede volentieri a giornali e tv
purché paghino, d’altronde come spesso ripete “Ho solo una paga da
ufficialetto”.
Racconta il suo rimpianto:
”Non ho dubbi sul comunismo, ma sui metodi con cui hanno cercato di
realizzarlo. Non posso dire d'essere fiero di quello che ho fatto, ma
posso dire di non aver vissuto invano |